novidades e outras coisas

Ainda a propósito da “informação que temos direito“, leio hoje o artigo de TGA abaixo citado. Há uma guerra tecnológica já em movimento e é tudo menos claro o seu desfecho. Para além do interesse dos regimes políticos autoritários em se defenderem da opinião alheia, existem nos países com liberdade de expressão uma percentagem variável (mas significativa) de pessoas  que apoiam activamente a limitação dessa mesma liberdade; por outro lado, o desafio tecnológico exige criatividade e, portanto, liberdade. Assim como a liberdade é um anseio pessoal que não se restringe a nenhuma época ou cultura.

In thinking about the way information is supplied to us, we have, it seems to me, four possible approaches:

 (1) the state I live in decides what I can and cannot see, and that’s OK;

 (2) the big companies I rely on (Google, Yahoo, Baidu, Microsoft, Apple, China Mobile) select what I see, and that’s OK;

(3) I want to be free to see anything I like. Uncensored news from everywhere, all of world literature, manifestos of every party and movement, jihadist propaganda, bomb-making instructions, intimate details of other people’s private lives, child pornography – all should be freely available. Then it’s up to me to decide what I’ll look at (the radical libertarian option);

(4) everyone should be free to see everything, except for that limited set of things which clear, explicit global rules specify should not be available.

 (Timothy Garton Ash in Guardian)

Por coincidência, MMC também fala dum outro confronto: o do desenvolvimento sustentável.

A utopia ecológica, que procura estabelecer regras universais que garantam o equilíbrio do planeta – e que sofreu um grande revés com o fracasso de Copenhaga. A utopia tecnológica, que aposta sobretudo em “esverdear”o crescimento, acreditando que a humanidade acaba sempre por encontrar soluções técnicas para os seus problemas, nomeadamente para aqueles que decorrem das crises de escassez.

E a utopia antropológica, que procura estimular uma reflexão de fundo sobre o modo de vida das nossas sociedades, as raízes e os efeitos da extrema dependência em relação ao hiperconsumo nos modelos de vida hoje dominantes. Como bem diz Cohen, esta é a utopia decisiva, porque é ela que “obriga a que nos interroguemos sobre o que há de mais inessencial na civilização material que o Ocidente exportou para o resto do mundo, e a questionar os fundamentos das nossas sociedades”.

 (Manuel Maria Carrilho in DN)

E quem julga que os confrontos são distintos, talvez se engane…

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Comentários a: "guerras mundiais à porta de nossa casa" (2)

  1. E’ difficile esprimere il mio sentimento in una lingua che non conosco sufficientemente bene, mi scuso se quindi risponderò in italiano.
    Non sono “un’addetta ai lavori” in materia, neppure sono un’accademica… diciamo che unicamente questi temi mi toccano in maniera profonda!
    Ho viaggiato moltissimo, per lavoro e per il piacere di scoprire nuove culture toccando (molto cartesianamente) con propria mano le realtà di tanti paesi di questo pianeta.
    Ogni volta che viaggiavo l’ho sempre fatto con la profonda condizione del “rispetto” verso il luogo che visitavo e quindi della sua lingua, cultura e tradizioni.
    Visitando i paesi del Sud (o paesi sottosviluppati come arbitrariamentente venivano considerati) ho notato che l’influsso delle tecnologie ha sempre portato seco l’inquinamento di ogni tipo già in atto nel resto del pianeta.
    Prendiamo l’esempio dell’Africa: 25-30 anni or sono solo pochi eletti potevano recarsi lì per vacanze, la maggior parte delle volte si trattava di Safari molto cari che solo una certa fascia della società poteva permettersi. Più che altro trattatasi di “puntate” nella natura incontaminata di taluni Parchi Nazionali muniti di macchina fotografica!
    Da qualche decennio però, grazie all’incremento dell’offerta e prezzi accessibili a chiunque, il Safari è alla portata di tutti.
    Molte persone viaggiano però senza rispetto, senza cultura e preparazione…
    Non vado a riprendere i danni che questo possa portare nelle nazioni toccate da questo tipo di turismo (esiste il turismo del sesso anche nella bella Africa, non sono nel sud-est asiatico).
    La depravazione umana quindi sta dilagando senza controllo…
    Ed è a causa di questo che il danno non può più essere arginato, poiché a livello governativo c’è naturalmente chi ci guadagna!
    Quindi diventa un circolo vizioso: arriva il turista, porta seco i propri vizi ed aberrazioni, lascia soldi e questi rafforzano lo sviluppo di maggiore interesse verso tecnologie “estranee”.
    Hai già visto, ad esempio, in una baraccopoli quante antenne di televisione ci sono?
    E ‘evidente che la mancanza della morale etica da parte di una stragrande maggioranza di persone-turisti, ha fatto danni irreversibili.
    Ma ora passo alla tua utopia-ecologica.
    Non è una chimera, assolutamente! Dovrebbero però evidentemente esservi più persone inclini all’aiuto verso i terzi… Mentre troppi esseri umani sono unicamente propensi a pensare alla loro pancia piena, al loro “benessere personale”. La marcata auto-stima e apprezzamento del sé, forgiano una società materialista! Questo è un dato di fatto.
    Sono però i valori che partono dall’individuo (se stessi) poi condivisi con amore nella famiglia, poi nei gruppi scolastici, nella cerchia di amici intimi… sono piccoli passi, è vero, ma che possono portare ad un effetto “snow-ball”.
    Il problema è che ci sono troppo poche persone ad avere questi nobili sentimenti…
    Ma non tutto è perso!
    Sono convinta che una sorta di “Risveglio umanitario” sta toccandoci proprio in questi anni… e sempre più vi è modo per parlarne, anche grazie ad internet (come mi sto ora esprimendo).
    Tu, forse, comprenderai… forse qualche tuo altro lettore sarà toccato dalle tematiche che tu tratti… vedi, sono piccoli passi, una goccia d’acqua nell’Oceano!
    Per quanto concerne la sensibilità ecologica legata allo sviluppo nell’ambiente, posso dare un modesto contributo garantendo che qui nel nostro piccolo cantone Ticino (la zona italofona della Svizzera), abbiamo un Istituto che si occupa di sviluppo sostenibile, ci lavora mio marito come professore e ricercatore, ti lascio il link che forse può interessarti.
    http://www.worldhabitat.supsi.ch/

    Lui si occupa anche di costruzioni ecologiche (che sfruttano fattori geotermici, fotovoltaico ecc.) nell’ottica di rispetto verso la natura… ma sarebbe una lunga lunga discussione.
    Dico solo che ci sono tante persone che credono nell’Utopia che si può salvare il Mondo.
    Persone che cercano di aiutare nello Sviluppo Sostenibile (o post-catastrofe o ancora per supporto nelle favelas dei paesi del Sud).
    Ho conosciuto tante persone che con etica e morale stanno facendo del loro meglio 😉
    Forse non potremo sanare tutte le ferite inflitte al nostro Pianeta Terra…
    Continueranno ad esserci i politici senza scrupoli che cercheranno l’egemonia (razziale, territoriale, teosofica o teocratica…)
    Ma, come dicevo prima, importante è iniziare a “cambiare” da se stessi… dando il buon esempio e coinvolgendo chi ci sta attorno!
    Grazie per avermi concesso la tua attenzione, ti auguro una serena domenica
    :-)claudine
    http://Ladyclaudine.wordpress.com

  2. Li com muito interesse o comentário, Claudine, apesar de não ter aprendido nunca italiano (mas, como neo-latinos, também não é tão difícil que não nos possamos entender).

    Sobre o tema exposto, entendo que os fenómenos de globalização fatalmente levam à “contaminação” cultural (o que não tem de ser negativo e é próprio da condição humana).

    Infelizmente, a necessidade de desenvolvimento a curto/médio prazo leva a opções insustentáveis a médio-longo prazo. Se antes já era assim, hoje temos consciência de não haverem soluções sem custos.

    A questão é a de nos questionarmos e nos deixarem questionar. Questão cultural e política, portanto.

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